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PROGETTI
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"Училище на Каритас"
"Scuola della Caritas"
Istituzione per una costante formazione dei volontari e impiegati
Promossa da Caritas Bulgaria |
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Caritas Bulgaria ha messo a disposizione di tutte le caritas parrocchiale una scuola di formazione per volontari e dipendenti caritas. Il corso è suddiviso in quattro seminari con diverse tematiche di approfondimento:
Anche Caritas Sekirovo ha aderito all'iniziativa e nel corso di questi mesi si sono svolti i primi seminari. Di seguito un riassunto degli incontri.
1. La dottrina sociale della Chiesa CattolicaDopo una breve introduzione sul contesto storico in cui viviamo, sottolineando l'incisione del processo di globalizzazione, della specializzazione dei saperi, della computerizzazione, dello sviluppo delle tecnologie..., ci si è soffermati sul significato della dottrina sociale della Chiesa. Sociale perchè l'uomo vive in società avendo ogni individuo bisogno degli altri: "L'uomo per natura è un essere sociale" diceva Aristotele. L'individuo può realizzarsi solo nella comunità. Bisogna però considerare tutte e tre le dimensioni costitutive dell'uomo: corpo, anima e spirito. E la Chiesa si deve interessa ai problemi sociali perchè è una comunità viva di persone, prendendosi cura non solo degli aspetti economici, ma soprattutto di quelli morali. Con il Concilio Vaticano II anche la Chiesa ha posto al centro di tutto l'individuo. Gli studi sociali della Chiesa si distaccano da tutte le ideologie totalitarie, come il comunismo e il socialismo e non sono un'utopia. Giovanni Paolo II riconduceva i problemi del mondo principalmente a due cause: alla crisi della fede in Dio, in Gesù e nella Chiesa e alla crisi morale a causa della quale la gente vive secondo interessi materiali. La dottrina sociale della Chiesa non comincia verso la fine del XIX secolo con la pubblicazione della prima enciclica sociale, la "Rerum Novarum", con la quale per la prima volta la Chiesa si interessa ufficialmente delle problematiche sociali del mondo e prima di tutto dei problemi dei lavoratori. L'inizio della dottrina sociale può essere rintracciato all'inizio della storia dell'umanità attraverso due fonti: la Bibbia, in cui nell'Antico Testamento Dio dava agli uomini indicazioni su come vivere e anche l'insegnamento di Gesù nel Nuovo Testamento dà linee precise riguardo la condivisione. Una seconda fonte è la tradizione: infatti, la Chiesa primitiva si interessavano dei poveri e dei malati, seguendo il nuovo comandamento di amare Dio e il proprio prossimo. Qui di seguito sono analizzate brevemente le encicliche sociali di papa Leone XIII e dei suoi successori. Rerum Novarum (1891). Con essa inizia una nuova epoca nella storia della Chiesa in cui i papi sempre di più si interessano dei problemi sociali. Papa Leone XIII afferma il diritto della Chiesa ad esporre il proprio parere riguardo le problematiche sociali nel pieno della Rivoluzione Industriale e del Liberismo, in cui aumenta il fenomeno dell'urbanizzazione, cambia il rapporto tra datori di lavoro e operai a cui non vengono riconosciuti i propri diritti, il capitale si concentra in mano a pochi e si accentuano ancor di più le disuguaglianze sociali. L'enciclica affronta i temi riguardo i lavoratori e i loro diritti; lo Stato e i suoi diritti e responsabilità; la dignità del lavoro, dove il papa sottolinea la necessità di non guardare ai lavoratori come a degli schiavi, senza pretendere da loro azioni superiori alle loro forze; l'ipoteca sociale della proprietà, cioè nel condividere ciò che si ha in eccesso con chi non ne ha. Quadragesimo Anno (1931). Redatta da papa Pio XI per il quarantesimo anniversario della pubblicazione della Rerum Novarum, con essa inizia una nuova tradizione secondo la quale ogni enciclica sociale inizia riprendendo i temi della Rerum Novarum. In questa enciclica si intravede una critica al capitalismo e al comunismo, essendo il periodo storico dei quattro imperi russo, ottomano, austro-ungarico e tedesco, dello sviluppo del fascismo e del comunismo, della presenza del capitalismo per la prima volta in un contesto extraeuropeo. Papa Pio XI riprende la Rerum Novarum evidenziandone le conseguenze e ribadendo il diritto della Chiesa ad interessarsi di problematiche sociali. Parlando poi del lavoro e del capitale evidenzia la necessità a dare più attenzione ai lavoratori esplicitando le ingiuste rivendicazioni sia del capitale sia del lavoro; per la prima volta viene affermato il principio di sussidiarietà, secondo il quale ciò che la gente può fare di sua iniziativa deve essere fatto liberamente e senza l'intervento dello stato o del comune. Il papa analizza poi le reazioni dei sistemi totalitari, dichiarando che il cattolicesimo non può essere né socialista né comunista. Mater et magistra (1961). Papa Giovanni XXIII vuole sottolineare con il titolo che la chiesa è madre di tutti gli uomini, di tutte le nazioni. È il periodo del Secondo Dopoguerra, in cui c'è una grande fiducia nel progresso delle tecniche, ci sono nuove tecnologie, inizia la produzione della plastica, alcuni stati sotto il colonialismo si dichiarano indipendenti... Anche questa enciclica inizia col fare una rassegna della dottrina sociale della Chiesa cattolica, riprendendo i temi della due encicliche sociali precedenti. Il papa parla della scoperta dell'energia atomica, che l'uomo può utilizzare per obiettivi bellici o di pace. Inoltre affronta la problematica dei contadini emigrati in città, evidenziando la necessità di creare nuove infrastrutture, come scuole e case nuove..., e nel contempo valorizza il lavoro nei campi. Inoltre il papa si interroga su come trovare delle relazioni tra i paesi ricchi e quelli più poveri, affermando che lo sviluppo è sempre collegato alla pace mondiale, per questo ogni stato deve essere solidale con le altre nazioni. Per il papa lo sviluppo è il nuovo nome della pace. Secondo Mater et magistra, le ideologie non possono comprendere appieno l'individuo, isolandolo e allontanandolo da Dio. Il papa conclude sottolineando l'importanza di non fare compromessi con la fede e la morale, aggiungendo che l'individuo deve santificare la domenica, giorno del Signore, e lancia un appello a tutte le nazioni di assumersi la responsabilità per il mondo intero. Pacem in terris (1963). Papa Giovanni XXIII si interessa prima di tutto della pace nel mondo, di giustizia, di amore e di libertà. L'enciclica è redatta nell'anno di apertura del Concilio Vaticano II, periodo in cui ci sono in corso due grandi crisi politiche: quella cubana e quella tedesca. Il papa dà alcune linee riguardo l'ordine fra gli esseri umani, sottolineando i diritti e doveri di ciascun individuo: i diritti umani (all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita...); i diritti riguardanti i valori culturali e morali (al rispetto della sua persona, alla buona riputazione, alla libertà nella ricerca del vero, nella manifestazione del pensiero...); i diritti attinenti il mondo economico (il diritto di libera iniziativa in campo economico, il diritto al lavoro...). Inoltre il papa analizza i rapporti tra gli esseri umani e i poteri pubblici, sottolineando la necessità dell'autorità e dei poteri pubblici che però hanno ragion d'essere nel bene comune. Infine Giovanni XXIII considera i rapporti fra le comunità politiche, dichiarando che anch'esse sono soggette di diritti e doveri e che i loro rapporti devono essere regolati dalla verità e dalla giustizia e con un'operante solidarietà. Il papa conclude lanciando alcuni richiami pastorali, richiamando ai credenti il dovere di partecipare alla vita pubblica, per poter dare così un buon esempio. Populorum progressio (1967). Papa Paolo VI è l'autore di questa enciclica il cui tema principale è lo sviluppo dell'umanità e dell'individuo, costituito di corpo e anima. Il papa ribadisce il dovere della Chiesa di interessarsi dei poveri e in questa enciclica non si interessa del comunismo, ma dei ricchi stati democratici, richiamando la loro responsabilità nei confronti delle nazioni più povere, le quali devono fare tutto ciò che è loro possibile per aiutarsi da sole. In questi anni c'è il disinteresse generale verso i Paesi del Terzo Mondo, ma si parla molto del problema del sovraffollamento, mentre il papa sottolinea che la questione circa il numero dei figli di una famiglia riguarda solamente i genitori stessi. Il papa, parlando di uno sviluppo integrale dell'uomo, sottolinea come i conflitti sociali si siano dilatati fino a raggiungere le dimensioni del mondo. Dilagando il materialismo, non c'è più posto né per Dio né per l'individuo in quanto tale. La Chiesa non ha mai trascurato di promuovere l'elevazione umana dei popoli ai quali portava la fede nel Cristo. Ma il papa si rende conto che ormai le iniziative locali e individuali non bastano più. La situazione attuale del mondo esige un'azione d'insieme sulla base di una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali. Per essere sviluppo autentico, dev'essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo, poiché ogni vita è vocazione e cioè far fruttificare tutte quelle qualità e attitudini che ci sono state donate. Ed essendo ogni uomo membro della società, tale crescita è sia personale che comunitaria. Il papa inoltre suggerisce una fraternità fra i popoli per giungere ad uno sviluppo solidale dell'umanità, lottando contro la fame, promuovendo programmi ad hoc e sottolineando la necessità del fondo mondiale... Paolo VI ribadisce l'importanza di una "carità mondiale" che veda attivi tutti i popoli. Il papa conclude lanciando un appello a tutti gli uomini di buona volontà consapevoli che il cammino della pace passa attraverso lo sviluppo. Laborem exercens (1981). Prima enciclica sociale di Giovanni Paolo II che sottolinea come ogni lavoro sia degno di rispetto e di come sia diventato la chiave della questione sociale. Il lavoro aiuta l'uomo a vivere come individuo, per questo è importante insegnare ai bambini a lavorare. Considera il lavoro in due modi: oggettivo, la tecnica utilizzata dall'uomo durante i secoli, e soggettivo, l'uomo-soggetto del lavoro, perchè come persona egli lavora, compie varie azioni appartenenti al processo del lavoro; esse, indipendentemente dal loro contenuto oggettivo, devono servire tutte alla realizzazione della sua umanità, al compimento della vocazione ad essere persona, che gli è propria a motivo della stessa umanità. I lavoratori hanno dei diritti che non sempre sono riconosciuti dai loro datori di lavoro. Il papa si interessa del lavoro agricolo, dei disabili e dei migranti, affrontando la questione del lavoro nero. Sottolinea l'importanza dei sindacati, qualora difendano gli interessi dei lavoratori. Nella terza parte dell'enciclica, Giovanni Paolo II analizza il conflitto tra lavoro e capitale, dichiarando il principio della priorità del lavoro nei confronti del capitale essendo un postulato appartenente all'ordine della morale sociale. Inoltre, il papa rintraccia una spiritualità del lavoro, poiché quando un individuo lavora non ne beneficia solo il corpo, ma anche lo spirito. Il lavoro deve avvicinare l'uomo a Dio e non allontanarlo: infatti, come Dio ha creato tutte le cose in sei giorni e nel settimo si è riposato, così deve fare anche l'uomo e il giorno di domenica è per questo. Seguendo l'esempio di Gesù, l'uomo deve svolgere il proprio lavoro con amore. Inoltre, attraverso il sudore e la fatica, che il lavoro necessariamente comporta, il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo ed è significativo che questa enciclica sia stata pubblicata il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa Croce. Sollicitudo rei socialis (1987). Seconda enciclica sociale di Giovanni Paolo II, si identifica con i poveri e gli emarginati soprattutto del Terzo Mondo che il papa ha visitato nei suoi viaggi. Secondo questa enciclica lo sviluppo è il nuovo nome della pace, in un mondo in crisi economica e con un elevato tasso di disoccupazione. L'enciclica inizia descrivendo il panorama del tempo contemporaneo: la persistenza, e spesso l'allargamento del fossato tra l'area del cosiddetto Nord sviluppato e quella del Sud in via di sviluppo, l'analfabetismo, la difficoltà o impossibilità di accedere ai livelli superiori di istruzione, le carenze di libertà religiosa o di aggregazione, razzismo... Il papa sottolinea di nuovo il dovere dei Paesi in via di sviluppo ad impegnarsi da soli per migliorare le propria condizione e invita i Paesi ricchi a non offrire solo aiuti materiali, ma ad inserirli nei loro mercati. Giovanni Paolo II analizza poi l'autentico sviluppo umano che non ha mai un andamento rettilineo, ribadendo la responsabilità di tutti riguardo l'umanità e il mondo, prendendo in considerazione anche i problemi ecologici degli ultimi anni. Inoltre, il papa propone una lettura teologica dei problemi moderni affermando che è necessario individuare le cause di ordine morale che, sul piano del comportamento degli uomini considerati persone responsabili, interferiscono per frenare il corso dello sviluppo e ne impediscono il pieno raggiungimento, lanciando particolari appelli al sistema del mercato internazionale, a quello della finanzia internazionale, invocando il cambiamento della politica dei mercati e la riforma delle organizzazioni internazionali. Centesimus annus (1991). Il titolo si riferisce ai cent'anni dalla pubblicazione della prima enciclica sociale, la Rerum Novarum. È la prima enciclica dopo la caduta del comunismo in Europa del 1989 e il papa si rivolge prima di tutto agli stati che sono stati sotto quel regime per tanti anni. L'enciclica comincia definendo i tratti caratteristici della Rerum Novarum, invitando la gente a leggere il documento di Leone XIII per la sua attualità, rintracciando un carattere profetico nella predizione della caduta del comunismo. Nel terzo capitolo il papa analizza le conseguenza portate dagli avvenimenti dell'anno 1989, sottolineando il contributo importante, anzi decisivo, che ha dato l'impegno della Chiesa per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo in ambienti fortemente ideologizzati. Giovanni Paolo II ricorda che la pace non è solo assenza di guerre, perchè dopo il 1945 non ci sono stati conflitti, ma le dittature comuniste. Gli avvenimenti dell' '89 si sono svolti prevalentemente nei Paesi dell'Europa orientale e centrale; tuttavia, hanno un'importanza universale, poiché ne discendono conseguenze positive e negative che interessano tutta l'umanità. Tra le quali rintraccia l'incontro in alcuni paesi tra la Chiesa e il Movimento operaio; il pericolo che scoppino guerre civili dovute a tensioni e giustizie interne agli stati sotto il comunismo; i problemi e le difficoltà di una radicale ricostruzione delle economie... Inoltre, il papa affronta il problema della proprietà privata, del consumismo e anche dell'ecologia, distinguendo tra l'ecologia umana, strutturata sulla famiglia, e quella sociale del lavoro: non solo la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l'intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l'uomo è donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato. Nel quinto capitolo Giovanni Paolo II affronta il tema dello Stato e della cultura, ribadendo l'importanza del principio di sussidiarietà e di un concreto impegno di solidarietà e di carità. Il papa conclude dicendo che il Vangelo dà delle precise direttive su come agire, che non devono rimanere una teoria ma essere concretizzate con la pratica.
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