Com'è dolce naufragar in questo mare
La tv accesa mostra le immagini dell’uragano Rita. Padre Mihai butta il telecomando sul divano e brontola: “L’uragano Rita…e l’alluvione Rumena?”.
Parlo al telefono con Fabio: “Cos’hai visto?”, “…una specie di deserto…”.
Sarà un racconto slegato, vi avverto sin da principio, scusatemi…ma non riuscirò a farvi capire fino in fondo quello che ho visto e provato.
Arriviamo ad Apa Asau, un villaggio di 3000 abitanti, tutti agricoltori o allevatori…comunque poveri. Due terzi delle case non esistono più o stanno in piedi per miracolo. Qualche gallina, tacchino qua e là attraversano la strada. Sassi ovunque e resti…resti di tutto quello che si può immaginare: pentole, posate, stoviglie, vestiti, coperte e a volte animali. Il camion procede a fatica per la strada, è carico di alimenti ed ogni sbalzo di suolo diventa un problema. Michaela Condac, responsabile emergenze della Caritas Iasi, mi indica una casa completamente circondata dal fango. Avete presente quando nevica e per entrare in casa si spala la neve sul vialetto di ingresso? Neve bella, soffice, bianca. Bhè, questo vialetto invece di neve ha fango, sassi, legna e una macchina rossa completamente immersa nel fango…ormai secco. “Siamo stati qui due settimane fa e la situazione è foarte fine ora. Si inizia a vedere qualche miglioramento - mi spiega Ionut - domani iniziamo a consegnare il materiale per la riparazione delle case”.
“Ma non è tardi? Come fate per l’inverno?”
“Certo che è tardi, ma non possiamo fare altro…dove vanno per l’inverno se no?”.
Il camion si ferma. Scendiamo. La gente arriva e iniziamo la distribuzione d’alimenti porta a porta. Le domande son sempre le stesse: “La vostra casa ha subito danni? Vi è entrata acqua in casa? Qual è casa vostra? Quanti siete in famiglia? Bambini al di sotto dei due anni?”. La gente risponde, prende i sacchetti e t’invita ad entrare per vedere i danni subiti.
…Ridi…una “Doamna” ti indica la sua casa a mille miglia di distanza: “Dov’ è doamna?”
“Ma non la vedi? Come fai a non vederla? Vedi, parte del tetto è franato…la prego mi dia qualcosa”
“Doamna, devo vederla, se non la vedo non posso darle niente….Vabbhè, le do un sacchetto solo”. E tutti ridono…piccole cose, piccoli gesti che ti alleggeriscono la giornata.
Si riparte, pochi metri e siamo di nuovo fermi, la storia si ripete.
Davanti a noi una casa che sembra in perfette condizioni, la signora ci invita ad entrare. Non capiamo…apre una porta posteriore e ci troviamo il fiume sotto i nostri piedi.
“C’erano due camere da letto – ci spiega – Il fiume è lontano da noi, non credevamo che arrivasse fin qui. Alla mattina ha iniziato ad ingrandirsi e nel primo pomeriggio è straripato. Son iniziati a venir a valle sassi e rami e nel giro di pochi minuti le due camere da letto son state spazzate via. In cucina parte del pavimento è crollato…cosa devo fare?”.
Passiamo davanti ad una scuola completamente distrutta. I bambini ora vanno nell’altra scuola, che la sorte ha voluto risparmiare. Passano le ore e la fatica inizia a sentirsi. Sali e scendi dal camion, distribuisci sacchetti, vedi case, parli con le persone: “Ha avuto acqua in casa?”, “Ho avuto acqua fino alla pancia per una settimana”.
La sera arriva, il camion è vuoto e si torna a casa. Per scaricare la tensione vai a bere qualcosa e poi ti butti sul letto distrutta, cerchi di non pensare ma non ci riesci.
Il primo giorno che sono arrivata in Caritas Iasi, Mihaela mi ha messo in mano una pila di documenti e foto e mi ha detto: “Leggi”. Ma si sa, le foto son solo foto. Sì, immagini ma non vedi. E quando vai a letto, sorridi, pensi a 4 anni fa, quando a casa pioveva tanto e prendevi in giro un tuo amico che continuava a ripetere: “L’acqua è acqua, non riesci a fermarla. Speriamo che smetta di piovere”…e poi il giorno dopo ti conducono in questo paese e allora capisci.
Il giorno dopo la storia si ripete. Partenza alle sei, destinazione Apa Asau. Questa volta però bisogna consegnare il materiale per la ristrutturazione delle case. Faccio il viaggio con Razvan e Ramona, una degli ingegneri che hanno fatto il progetto per la ristrutturazione delle case. “Oggi consegnamo il materiale per 43 case – mi spiega – Il progetto comprende la ristrutturazione di 100 case entro l’inverno”. Mi da in mano un dossier su una delle tante case da ristrutturare, “Ogni famiglia firma un contratto con Caritas Iasi, si impegna ad utilizzare il materiale solo per la ristrutturazione e a terminarla per l’inverno. La maggior parte delle famiglie, qui, si è costruita la casa da solo e così noi spieghiamo solo come ristrutturarla”.
Arriviamo…la sensazione di desolazione è esattamente quella di ieri. Aspettiamo il materiale…aspettiamo molto….sdrammatizzo: “Tempi rumeni!!”. Intanto Adrian, un altro ingegnere, continua a spiegarmi: “ Siamo venuti qui qualche settimana fa, abbiamo girato casa per casa, e per quelle maggiormente danneggiate si è fatto il progetto”.
Il camion arriva e l’esodo inizia. In poco meno di mezz’ora lo spiazzo si riempie di carretti trainati da cavalli e da trattori. Oggi le domande cambiano: “Avete un dossier? Come vi chiamate? Firmate qui e fatevi consegnare il materiale da quel ragazzo”.
Scatto qualche foto, parlo con una “Bunica”: “Mio marito è morto. Io ero in chiesa. L’acqua si è portata via la cucina. Ho due figli grandi”.
Un uomo mi si avvicina: “Fin qui arrivava la mia casa” e mi indica un punto tre metri più avanti rispetto alla parete che è rimasta in piedi. E poi ti chiede: “Ti piace la Romania?”. Tu accenni di sì e lui ti abbraccia e corre a prendere da bere per ringraziarti dell’aiuto.
La sera arriva presto e con lei il freddo. La “piazza” cade nel buio e per illuminarla accendi le luci della jeep e del tir. Ti copri, ti metti maglione e giacca e pensi a quanti dovranno dormire alla “ghiaccio” questa notte. Cerchi di non pensarci, di metterti una corazza davanti agli occhi, ma come fai? Sei circondato dal nulla e da persone che ti assillano di domande: “Quando è il mio turno? C’è il mio dossier? Non l’ha perduto vero?”.
Secondo un rapporto del governo:
Caritas Iasi, superato lo stato di emergenza, ha deciso di dare la precedenza, per la consegna di alimenti e materiale per la ristrutturazione della casa, a famiglie con bambini piccoli e handicappati, famiglie dove solo un genitore lavora e agli anziani. Il bacino che Caritas Iasi riesce a soccorrere è di 2000 persone, 800 famiglie. Punto cardine del progetto stilato da Caritas Iasi è di non creare dipendenza e proprio per questo ha previsto:
Ieri sono tornata a Bucarest e, alle porte di questa città, nella frenesia di case e palazzi in stili diversi, di lusso e povertà, tutto rimescolato come se si fosse edificata precipitosamente, l’acqua lambiva già le strade. Nella miriade di pensieri che affollano la mente, uno risuona in particolare: “com’è dolce naufragar in questo mare”.
Chiara Sarasini,
Volontaria in servizio civile per Caritas Ambrosiana