Festa dei volontari 2005 - Sarbatoare voluntarilor 2005

 

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Sul sito della Diocesi di Milano

Intervista a don Severino Pagani

Intervista a Chiara Ceriotti

Intervista a Valentina Fumagalli

In un cortile alla periferia di Bucarest, che ricorda tanto uno dei nostri oratori, si ritrovano per una giornata all’insegna dell’incontro e della condivisione giovani italiani e rumeni, che stanno dedicando le loro vacanze estive al prossimo.

Sono tante le motivazioni che spingono questi ragazzi a rinunciare a qualche giorno di svago e relax, dopo un intenso anno di studio o lavoro, per donare un po’ del loro tempo agli altri e in particolare ai bambini, che vivono un’infanzia meno felice e spensierata della nostra.

Questa occasione vuole essere un’opportunità per incontrare e conoscere chi ha fatto le scelte simili e per riflettere sul senso della propria presenza qui.

A Popesti Leordeni, in una struttura dei Padri Giuseppini del Murialdo, Mons. Severino Pagani, delegato Arcivescovile per la Pastorale Giovanile guida la riflessione di circa un centinaio di giovani italiani  presenti in Romania, nella zona di Bucarest, per diversi tipi di campi di lavoro.

“Chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due..” (Mc 6, 7-13)  si legge nel brano di Vangelo che vuole guidare questa giornata, e la riflessione di don Severino Pagani, responsabile della Pastorale Giovanile della Diocesi di Milano, ci spinge a pensare e approfondire il contenuto delle parole Gesù, folla, discepoli rispetto al proprio io.

Gesù per primo è andato per le strade delle città, incontrando le persone e fermandosi con loro a parlare e raccontare. L’invito per tutti i giovani sta nello stabilire una relazione profonda e significativa con Lui, raccontandogli ciò che si ha nel cuore, dicendo l’amore che si prova, permetterGli di essere nostro Amico.

E’ da questa relazione che nasce il desiderio di farsi vicini e prendersi cura delle ferite e delle malattie di chi soffre, di chi ha “male al cuore”.

Gesù parlava alla folla, al branco senza pastore, così anche noi dobbiamo guardare verso gli altri, cercare di capirli e comprendere cosa possiamo fare per loro e come, cercare di volere bene a questa folla disorientata.

I discepoli sono coloro che sono conosciuti e amati da Gesù, e per questo gioiosi di parlare e raccontare gratuitamente di Lui. Il discepolo è colui che ha la capacità di portare la pace e di gioire, colui che non ha paura, che è ottimista, che guarda verso il futuro con serenità, che ha fiducia. Se facciamo come Gesù, diventiamo discepoli.

Le difficoltà e le differenze esistono, ma c’è soprattutto il desiderio reale di essere fratelli e amici e così le mani di tutti i ragazzi si stringono e si elevano insieme invocando il “Papà” di tutti.

Una testimonianza di cosa a volte significhi crescere a Bucarest viene offerta dai ragazzi di strada di Parada che si esibiscono in uno spettacolo di clown e di arte circense. Il sorriso e i colori dipinti sui loro volti sono il riflesso di un’anima ora gioiosa, vitale e rivolta al domani, ma irrimediabilmente segnata dal ricordo di giorni difficili e bui.

Conclude la giornata un grande cerchio di gioia, in cui tutti i giovani fanno conoscere qualcosa di sé, del proprio gruppo  e del significato della propria presenza qui e ora.

C’è chi cerca di portare un sorriso ai bambini degli orfanotrofi statali della capitale, chi gioca con i piccoli della zona mineraria di Matasari, chi ha lasciato per un giorno le attività per arrivare da Ploiesti e da Campulung Muscel.

Un momento diverso, sottratto alle attività quotidiane, ma importante per riflettere sull’importanza di questa presenza gratuita e sul significato di essere discepoli e di andare per le strade del mondo…solo un momento per fare tesoro dell’esperienza che si sta vivendo e gustando.