Verbale Tavolo Romania

Bucarest 17.11.2004

 

Delle circa 30 persone in rappresentanza delle associazioni invitate ne erano presenti solo 14 (come ha rilevato Maricica arrivati a questo quinto incontro i partecipanti che erano presenti all’inizio si sono molto ridotti). I presenti erano:

V. Radulescu del Centro di Ascolto di Aproapele

            Valeria Voglino, Barbara Consales, Simone Sarti rappresentati dell’Associazione Papa Giovanni XXIII

Mirela Cotescu, Associazione Sfanta Macrina

Raquel Diaz/ Ana Maria D., Carmelitane missionarie

Ivan Balan, Caritas Romena

Adriana F., Movimento Carmelitane

Pr. Livio Valenti, Fund. Padri Somaschi

Muzelak Cristina, Parrocchia della Chiesa Cattolica di Sf. Josif.

MCL, Pr. Ungureanu Francisc

Barbara Taccini, Amici dei Bambini  

Cihodaru Maricica, Aproapele.

L’incontro e’ iniziato con alcune cose pratiche: durante gli incontri scorsi ci si era interrogati se aderire ad una rete oppure no e se a quale. Maricica ha fatto presente che di reti di associazioni e ONG attualmente ne esistono 2: FONPC e Pro Child e ha invitato a riflettere se aderire ad una di queste oppure crearne una nuova.

 

L’invitato - Pr. Tarciziu Serban, professore presso l’Istituto Santa Tereza – ha iniziato il dibattito facendo notare come nel cercare le definizioni di solidarietà e sussidiarietà nel dizionario romeno la seconda neanche esista.

Solidarietà nel dizionario di romeno esiste solo nell’accezioni di
"attitudine ad aiutare", anche nel dizionario francese esiste, ma non tanto come solidarietà cristiana, ma "di stato".

Sussidiarietà in romeno esiste solo come aggettivo sinonimo di secondario, in quello francese esiste solo come principio applicato tra gli stati europei e le entità sopranazionali.

Per trovare invece una definizione cristiana del concetto dobbiamo rifarci alle encicliche sociali a partire dall’inizio del 1900.

I concetti espressi sono:

Il relatore ha tenuto anche a sottolineare come quest’intervento fosse stato preparato per un pubblico "rumeno" forse meno a conoscenza di questo concetto e proveniente da un contesto in cui tutto è stato imposto per anni dallo stato.

Un esempio di quello che si intende: se in un certo quartiere occorre un asilo, allora il dovere del comune e’ quello di cercare se esistono associazioni o iniziativa privata che possa svolgere questo compito e solo se non c’e’ intervenire. Mentre questa tendenza dello stato ad intervenire esiste sia nei paesi occidentali che soprattutto, nei paesi socialisti ed ex-socialisti. Certo che un cambiamento di mentalità sarà possibile, solo quando le persone saranno convinte dell’importanza di questi concetti e vorranno lottare perché siano applicati. Questo cambio di mentalità lo dobbiamo mettere noi nella testa delle persone!

A questo punto è sorta la domanda: bene, ma cosa possiamo fare noi?

Esiste un documento a cui poter fare riferimento: Il ruolo del laico nella chiesa. Dove il laico non è più visto solo come il beneficiario passivo, ma deve invece avere un ruolo attivo in quanto membro del popolo cristiano e in quanto "di frontiera" proprio il più esposto alla realtà. Non più quindi solo la vocazione al matrimonio, ma anche all’impegno nel quotidiano con la proprio professionalità.

Alcuni suggerimenti di cosa sia possibile fare:

A questo punto c’e’ stato un piccolo dibattito in cui l’intervento piu’ significativo e’ stato fatto da Padre Livio: intanto che questo concetto e’ un po’ l’opposto di quello che avviene in Italia dove la mentalità e’ quella in cui lo stato debba occuparsi di determinate problematiche sociali e il privato sociale intervenga solo nel momento in cui e dove lo Stato non riesca a compiere il proprio dovere.

Anche nel fare i nostri progetti nel quotidiano e’ importante coinvolgere lo stato, anche se e’ certamente molto più facile fare a meno per poter agire con maggiore libertà, questo è meno corretto! Cosa deve fare Caritas in questo: cercare di cambiare la mentalità. Un commento però un po’ desolato: certo che siamo qui a parlare di cambiare lo stato, quando non siamo capaci di riunirci e fare qualcosa noi!

La rappresentante del movimento carmelitane ha poi raccontato la loro esperienza di come sono venute in Romania per cercare persone che condividessero le loro idee, di come sia iniziato il dialogo con queste persone e proprio da questo dialogo e dalla volontà di capir come vivono sia nato ora un progetto. Lamenta però il fatto di come troppo spesso si senta dire che i sacerdoti sono lontani dalla realtà della gente! Ha fatto una proposta: perché non creare un elenco di persone/ professionisti a cui noi possiamo far riferimento in caso di bisogno?

In conclusione Maricica ha dato un sito nel quale sia possibile trovare bandi per progetti e ci ha riferito di interessanti informazioni che ha trovato per chi debba assumere persone, gliele invierà per mail.

Nuovo membro del Tavolo il Movimento Cristiano dei Lavoratori (MCL) associazione che aprirà la sua sede Rumena il 27 novembre ha invitato tutti a partecipare all’inaugurazione ufficiale! E si e’ dimostrato subito un membro ben disponibile! La persona di riferimento e’ infatti anche il rappresentante dei mass media per la arcidiocesi e ha offerto la sua collaborazione per qualsiasi cosa di cui le nostre associazioni abbiano bisogno!

Il prossimo appuntamento Tavolo Romania sarà deciso in funzione del incontro di Tavolo Romania Milano.