Sguardi sulla Romania

Schema dell’intervento di Paolo Brivio al Tavolo Romania

Caritas Ambrosiana, lunedì 16 febbraio

 

Lo sguardo sulla realtà dell’immigrazione rumena a Milano si è articolato in tre momenti:

 

Il pregiudizio

Lettura dell’articolo del Giorno di martedì 3 febbraio, pagina 2: “Giovani, scaltri, spesso violenti: Romeni, nuovi artisti del crimine”. Può essere considerato un significativo saggio degli stereotipi che circondano un intero gruppo nazionale e lo “criminalizzano”. Nell’articolo infatti:

Ø            non c’è un dato verificato e documentato, è impossibile valutare l’attendibilità e la diffusione dei fatti riferiti

Ø            si fa uso di termini e categorie “totalizzanti” (le imprese criminose non vengono imputate a un insieme delimitato di soggetti, ma – potenzialmente - all’intera popolazione dei rumeni) ed “etnicizzanti” (quasi esistesse una sorta di inclinazione genetica a compiere certi crimini)

Ø            si tende a fare confusione tra nomadi e rumeni (spia di un problema di distinzione che si pone anche nella realtà, ma soprattutto della scarsa propensione a conoscere e comprendere, nella sua complessità, una componente del fenomeno migratorio in costante espansione)

 

La realtà e la sua complessità

L’immigrazione rumena si va annidando in maniera sempre più capillare nella società italiana e anche nella realtà milanese. La mia esperienza da cronista, concentrata soprattutto sulle “patologie” urbane e sociali (ma andrebbero indagate meglio le modalità di inserimento, abitativo e non solo, dei molti regolari e che hanno trovato lavoro), mi ha condotto a “incrociare” alcuni aspetti altamente problematici:

¨             Le baraccopoli e le favela. I rumeni sono tra i principali protagonisti delle occupazioni abusive (molte piccolissime, anche a causa dei ripetuti sgomberi subiti dalle occupazioni storiche e più affollate) che punteggiano la città di Milano. I vigili urbani ne hanno calcolate 162 nel solo territorio cittadino, e in esse vivono almeno tremila persone: baracche, tende, roulotte, aree industriali dismesse, edifici occupati. Io ho visitato insediamenti abusivi a Bruzzano, Sesto San Giovanni, viale Polidoro, via Capo Rizzuto al confine con Pero: tutte situazioni con grande precarietà abitativa, povertà materiale, inadeguatezza degli standard igienici, sicurezza non garantita. Difficile, in molti casi, la convivenza con il quartiere circostante. Molti degli occupanti sono clandestini o irregolari, ma non mancano anche molti regolari: si manifestano evidenti i limiti delle politiche di accoglienza, di regolarizzazione, abitative e di integrazione.

¨             La presenza rom. Molti di coloro che sono indicati o classificati come “rumeni” sono in realtà rom di passaporto rumeno: quindi altra lingua, altra cultura, altre tradizioni, benché provengano da comunità stanziali, insediate da secoli in Romania (molti di quelli da me incontrati arrivano dalle aree di Ploesti e Craiova). Occorrerebbe, dunque, un approccio agli insediamenti e alle comunità in grado di comprendere origini, abitudini, differenze, al limite tensioni e rivalità interne ai vari gruppi: conoscere è fondamentale per poter intervenire in modo prudente e fruttuoso, evitando ulteriori tensioni culturali, sociali e di ordine pubblico.

 

Il dinamismo e l’integrazione

La presenza dei rumeni nella nostra società è ormai consistente e molto radicata, benché in costante evoluzione. Lo testimoniano alcuni dati:

q              La regolarizzazione: al termine della “sanatoria” governativa (novembre 2002 – marzo 2004) seguita all’emanazione della legge Bossi-Fini si è prodotto il “sorpasso”. Da anni i gruppi stranieri più numerosi presenti in Italia erano quelli provenienti da Marocco e Albania; ora, nel quadro di una generalizzata intensificazione dei flussi dall’Europa dell’Est, il primato spetta alla Romania, con poco meno di 240 mila presenze regolari (ai 96 mila soggiornanti in precedenza si sono aggiunti più di 140 mila regolarizzati).

q              Il lavoro: i dati disponibili, contenuti nel 13° Dossier statistico immigrazione Caritas, sono relativi alla situazione pre-regolarizzazione. In ogni caso, attestano che i rumeni sono classificabili tra i gruppi nazionali “ad alto accesso alle assunzioni”: su 100 soggiornanti, oltre 40 hanno accesso alle assunzioni; nel caso rumeno, addirittura, quasi 1 su 2 soggiornanti sono assunti. Inoltre, a fine 2002 si calcolava che i rumeni rappresentassero il 5,5% degli stranieri presenti in Italia, ma il 9,1% degli stranieri con un contratto di lavoro: ulteriore indice dell’intenso coinvolgimento della popolazione rumena nel mondo del lavoro (dato che – evidentemente – contrasta con gli stereotipi di cui al primo punto).

q              L’imprenditoria: anche questo settore, sebbene le ricerche risultino parziali e i dati sempre piuttosto sommari, evidenzia l’esistenza di una forte reciprocità tra il mondo economico rumeno e quello italiano. Una elaborazione del terzo trimestre 2002 su dati Infocamere mostrava che i rumeni sono tra le prime dieci collettività straniere per numero di soggetti impegnati in attività di tipo imprenditoriale (soprattutto nel settore costruzioni): sarebbero stati 4.432, il 3% degli imprenditori stranieri. In senso contrario, molto intenso appare anche il flusso imprenditoriale italiano verso la Romania: nel 2001, secondo dati Cnel, su oltre 82 mila imprese straniere registrate in Romania ben 10.634 (il 13%) erano di origine italiana. Emerge quindi la necessità di riqualificare le nostre politiche migratorie (oltre che le politiche economiche e commerciali dei due paesi), anche per valorizzare al meglio i risparmi degli immigrati e le loro capacità professionali: non per costringerli al ritorno, bensì agevolando quelli che intendono avviare un cammino imprenditoriale in patria.