Tavolo Romania
17 Giugno 2004 – Caritas
Ambrosiana
La nuova legge sulle adozioni in Romania
il caso delle adozioni internazionali
Art. 39. Adopţia internaţională a copilului care are
domiciliul in Romania poate fi incuviintata numai in situatia in care
adoptatorul sau unul dintre sotii familiei adoptatoare care domiciliaza in
strainatate este bunicul copilului pentru care a fost incuviintata deschiderea
procedurii adoptiei interne.
Art. 39.
L’adozione internazionale del bambino che ha
domicilio in Romania può essere accordata solo nella situazione in cui
l’adottante o uno dei coniugi della famiglia adottante che domicilia all’estero
è il nonno del bambino per il quale è stata accordata l’apertura della
procedura di adozione interna.
Introduzione di Don Carlo Pirotta
La nuova legge sulle
adozioni in Romania, la quale ha ridotto ai minimi termini la possibilità per
un bambino rumeno di essere adottato dall’estero, pone le diverse associazioni
italiane che operano nel sociale in Romania su opinioni diverse. In particolare
sono in risalto le opinioni di due organizzazioni: AiBi e Giovanni XIII, le quali, tramite la voce dei due
presidenti rispettivi, Marco Griffini e
Don Oreste Benzi, hanno espresso dichiarazioni sostanzialmente
differenti.
Da Ansa
(15 giugno 2004)
ROMANIA;
AIBI, CANCELLATA ADOZIONE INTERNAZIONALE
''Di fatto e' stata cancellata in un sol colpo l' adozione internazionale, e
con questo la possibilità, per migliaia di bambini abbandonati, di vivere e
crescere in una famiglia, come sancito dalle Convenzioni internazionali '': e'
la dura reazione di Marco Griffini, presidente di Amici dei Bambini, alla legge
sulle adozioni internazionali approvata oggi in Romania. ''A 48 ore dalle
elezioni europee - afferma Griffini - si dichiara la morte dei diritti civili,
mentre sono in lutto migliaia di famiglie adottive. Chiediamo che vengano
restaurati i diritti dei bambini abbandonati in Romania, paese che oggi, con
questa legge sull' infanzia, si e' collocata al di fuori delle nazioni civili
''. L' associazione, che da tempo si batteva affinché la Romania avesse una
legge sull' adozione ''che garantisse ai bambini abbandonati di trovare una
famiglia all' estero '' aveva anche avviato una raccolta firme on line. Aibi
ora si appella ai parlamentari europei appena eletti, affinché ''affrontino
subito la vistosa contraddizione che vige in Romania: un paese entrato in
Europa che di fatto non garantisce il basilare diritto alla famiglia del
bambino in stato di abbandono ''. L' associazione sta intanto valutando, con
legali esperti di diritto internazionale, la possibilità di attivare ogni
azione giudiziaria più opportuna per contrastare l' entrata in vigore della
legge. La nuova legge rumena appare infatti - dicono - in palese violazione
della 'Convenzione internazionale sui diritti dell' infanzia' dell' Onu (20
novembre 1989) e della 'Convenzione sulla protezione dei minori e sulla
cooperazione in materia di adozioni internazionali' firmata all' Aja nel 1993 e
ratificata dalla Romania nel 1995. In base ai dati ufficiali forniti dalle
autorità rumene, sono più di 84 mila i minori che vivono senza genitori o sono
rimasti orfani e quindi sono sotto protezione sociale. Di questi, la metà vive
in famiglie adottive e l' altra metà e' sistemata in istituti o centri sociali.
(16 giugno 2004)
ADOZIONI: ROMANIA; DON BENZI, LEGGE E'
POSITIVA
Don Oreste Benzi ha
preso posizione in favore del progetto di legge approvato ieri dal Parlamento
romeno che pone restrizioni all' adozione internazionale di bambini romeni.
''Ogni bambino della Romania - ha detto il fondatore della comunità Giovanni
XXII - ha diritto a vivere all' interno di una famiglia romena, nella propria
terra, nella propria stirpe, il disegno di legge approvato h positivo. Se non
solo vieta l' adozione internazionale, ma soprattutto se predispone interventi
per aiutare le famiglie di origine a superare le difficoltà che determinano l'
allontanamento temporaneo di un minore. Per superare il ricovero dei minori che
sono negli istituti in Romania, va chiesto che il Parlamento romeno promuova un
Piano straordinario per la chiusura degli istituti della Romania, come sta
avvenendo per l' Italia, che preveda strumenti alternativi quali l' affidamento
familiare, le comunità familiari, il sostegno a distanza, la cooperazione
internazionale ''.
Intervento di Maricica Cihodaru, Asociatia Aproapele di
Bucarest
Dalla caduta del regime di
Ceausescu fino al 1997 le adozioni internazionali dalla Romania erano previste
ma non regolate da una legge efficiente, ragion per cui il traffico di bambini
verso l’esterno è risultato elevato.
Tale traffico era fortemente legato ad un problema di gestione degli orfanotrofi rumeni che
raggiungevano numeri molto elevati di bambini internati. Il quadro era quindi
il seguente: un gran numero di bambini negli istituti (pesante eredità di
Ceausescu), tessuto sociale disgregato e privo di possibilità per il reintegro
dei bambini al suo interno, un considerevole traffico di minori verso l’estero.
Nel 1997 fu approvata una
nuova legge che regolamentava in maniera più efficiente le adozioni, interne ed
esterne. Tuttavia, se da una parte il traffico di bambini diminuì, aumentarono
quelle pratiche illegali che forzavano i bambini ad entrare nella rete delle
adozioni. Negli ospedali erano frequenti i casi di madri costrette ad
abbandonare il bambino dalla nascita per far si che entrasse nel circuito delle
adozioni internazionali.
I servizi e le associazioni
che a quel tempo lavoravano bene, piuttosto di promuovere le adozioni
nazionali, preferivano indirizzare i bambini nelle adozioni internazionali.
Questo era logicamente dovuto al fatto che la famiglia media rumena non era
pronta (e non lo è tutt’ora), dal punto di vista economico e di mentalità, ad
accogliere figli adottivi.
Nel dicembre del 2001,
su indicazione dell’Unione Europea, le adozioni internazionali furono
interrotte. Da quell’istante ad oggi tale direttiva non è stata pienamente
rispettata, sia dalle associazioni impegnate che dal governo rumeno in prima
persona, il quale permise in questi anni l’adozione verso l’estero di un
centinaio di bambini (la polemica su questi 107 bambini si è accesa ad inizio
2004, questione che ha mosso il governo a creare a breve termine una nuova
legge sulle adozioni conforme con le norme europee).
L’idea di base dopo il 2001 era che i bambini uscissero
dagli istituti, benché le condizioni all’esterno fossero non adatte, ovvero si
è cominciato a privilegiare forme di adozione nazionale e di reintegro del
bambino nella famiglia di origine senza preventivamente migliorare le
condizioni di vita delle famiglie destinatarie.
La nuova legge, approvata a giugno 2004, mette in primo
piano l’adozione nazionale. Soltanto quando questa non ha portato il bambino ad
essere adottato in Romania, allora è possibile procedere con un’adozione verso
una famiglia estera. Tuttavia il bambino può essere adottato all’estero solo
quando l’adottatore o uno dei due coniugi adottanti è il nonno del bambino stesso.
Personalmente ritengo che
tale legge non tenga conto degli effettivi diritti del bambino. Credo che nella
stesura della legge il governo rumeno sia stato fortemente condizionato dalle
pressioni esercitate dall’Unione Europea. L’entrata nell’UE della Romania prevista
per il 2007 è la spinta principale per il legislatore che effettua le riforme
nel sociale nell’ultimo periodo. A causa di questo i bisogni effettivi dei
cittadini, e in questo caso dei bambini, passano in secondo piano.
Non credo tuttavia che tale
legge che di fatto impedisce le adozioni internazionali avrà vita lunga. Le
pressioni dall’esterno (NGO, governi dei paesi esteri) saranno forti, il
governo rumeno sarà costretto a cambiare rotta.
Intervento di Marco Griffini, AiBi
Ogni bambino deve essere
figlio, questa nuova legge condanna buona parte dei bambini rumeni a non essere
mai figli. Oltretutto è una legge che lede principi di diritto internazionale,
poiché in base alla Convenzione dell’AJA del 1993 l’adozione internazionale è consentita
solo quando sono state provate le strade dell’adozione nazionale (principio di
sussidiarietà). La legge sulle adozioni precedente a questa era una legge
modello per molti paesi europei poiché
demandava la pratica delle adozioni internazionali solo a quelle associazioni
che applicavano il principio di sussidiarietà. Questa nuova legge uccide la
precedente vietando il riconoscimento di un diritto essenziale per un bambino:
essere figlio di qualcuno. L’adozione, nazionale e internazionale è un forte slancio
di solidarietà, un gesto di grande amore, uno stato che impedisca che questo
avvenga lascia esterrefatti e indignati, la Romania è l’unica nazione europea a
possedere una legge del genere.
Qualcuno potrebbe asserire
che la legge è giusta dal punto di vista del diritto del bambino di vivere
nella propria nazione, avere una famiglia rumena e quindi privilegia le
adozioni nazionali. È come se il legislatore avesse previsto il miglioramento
della condizione (economica e sociale)
delle famiglie rumene, originarie o adottanti, per permettere loro di
adottare. Ma questo richiede ancora
molto tempo, io mi preoccupo dei bambini che sono adesso negli istituti,
che hanno bisogno adesso di una famiglia, di quei bambini che adesso
non hanno alcuna possibilità di essere adottati da coppie rumene. L’adozione
internazionale risponde a questo problema immediato, permettendo ad un bambino
di essere accolto, diritto fondamentale e gesto d’amore.
Intervento di Marinella Baldassarri - Giovanni XIII
A seguito della presa di posizione
di Don Oreste Benzi, parlo comunque a mio nome, pensando che la mia opinione
sia comune a quella dell’associazione che rappresento.
Credo sia molto importante
sostenere la famiglia d’origine e questo mi pare che la legge privilegi.
Inoltre è necessario dare la possibilità alla nazione rumena di crescere al suo
interno.
Le esperienze dimostrano
che spesso le adozioni internazionali si dimostrano dei grandi fallimenti ed il
bambino ne paga le conseguenze. Non sempre sono state svolte nella maniera
appropriata, molte volte l’adottato ha reagito male di fronte alla sua nuova
famiglia e si sono creati grossi problemi di convivenza.
Quindi ritengo sia
importante insistere sul fatto che il primo diritto del bambino è di vivere
nella propria nazione, cercando di privilegiare il reinserimento nelle famiglie
di origine e successivamente l’adozione nazionale.
Intervento di Antonella Casartelli
Mi ha colpito molto
l’interventi di Marco Griffini, vedo la sua posizione soprattutto dalla parte
del bambino, ritengo sia una cosa importante e irrinunciabile dare la
possibilità ai bambini abbandonati di avere una famiglia.
Al termine, scambio di
informazioni tra le varie associazioni sulle esperienze estive dei campi di
volontariato in Romania